L'ACCOGLIENZA ATTRAVERSO LA PAROLA CONDIVISA
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♦ Perché l’ascolto può dirsi parte integrante del parlare dell’essere umano? Risponde Cristiana Freni, docente di Filosofia del Linguaggio, Estetica e Letteratura
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♦ Perché l’ascolto può dirsi parte integrante del parlare dell’essere umano?
Risponde Cristiana Freni, docente di Filosofia del Linguaggio, Estetica e Letteratura Moderna e Contemporanea, Università Pontificia Salesiana.
Noi normalmente pensiamo sempre che il linguaggio sia una dimensione del parlare verbale, del parlare sonoro, ma non può esserci un vero e proprio linguaggio verbale se coincidentemente non corrisponde anche a una dimensione di ascolto, quindi di accoglienza. Perciò possiamo dire che il linguaggio è innanzi tutto una attività passiva, proprio perché mi chiede sia la dimensione della performance della espressione sonora, ma non ci sarebbe espressione sonora se qualcuno non fosse in grado di recepirla, di accoglierla. E proprio questa accoglienza, del farsi capacità della parola e del dire dell’altro, è appunto la dimensione che si riserva all’ascolto.
Se non ci fosse un uditore, un ascoltante nella dimensione del linguaggio, è evidente che la comunicazione imploderebbe, perché ciascun parlante si parlerebbe sovrapponendosi l’un l’altro. La cifra dell’ascolto dunque è la cifra stessa dell’accoglienza della parola; è l’interlocuzione che diventa dinamismo anche relazionale e umano e che impedisce alla vera relazione di scadere nel rapporto dell’io-esso…
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