TEMA DEL MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
PER LA 53ma GIORNATA MONDIALE
DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI


«Siamo membra gli uni degli altri» (Ef 4,25).
Dalle community alle comunità.

L’importanza di restituire alla comunicazione una prospettiva ampia, fondata sulla persona è il tema annunciato il 29 settembre dal Papa, che verrà sviluppato nel suo messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2019.
L’intento è di stimolare una riflessione sulla natura delle relazioni in Internet, per recuperare il valore pieno dell’interazione come dialogo e come opportunità di incontro con l’altro, e il significato più vero di comunità come rete fra le persone, nella loro complessità e interezza.
Sui social network e sui social media l’uso del linguaggio e alcuni comportamenti a cui assistiamo ci interrogano profondamente sul senso di comunità: cosa sono le community? Cosa hanno a che fare con la “comunità”? La metafora della rete come comunità solidale implica la costruzione di un “noi”, fondato sull’ascolto dell’altro, sul dialogo e conseguentemente sull’uso responsabile del linguaggio.
Già nel 2014, in occasione del suo primo Messaggio per la Giornata delle Comunicazioni Sociali, Papa Francesco aveva fatto un appello affinché Internet diventasse “un luogo ricco di umanità, non una rete di fili ma di persone umane”.
La scelta del tema del Messaggio del 2019 conferma l’attenzione del Santo Padre per i nuovi ambienti comunicativi e, in particolare, per le Reti Sociali dove il Pontefice è presente in prima persona con l’account @Pontifex su Twitter e il profilo @Franciscus su Instagram.

“Bisogna stare attenti a non trasformare la Rete in quel che essa per sua natura non è (non necessariamente almeno): un luogo dove più ci si addentra più si perde la propria unicità, la propria identità personale, rimanendo intrappolati in un gioco che finisce per annullare ogni relazione vera, ogni dialogo sincero, ogni capacità di comprensione” – commenta Paolo Ruffini, prefetto del Dicastero per la Comunicazione – Anche se la dimensione digitale è incorporea, essa è reale non è virtuale. Per questo occorre ripartire dalla realtà delle persone, tutte intere, e dalla verità di relazioni vere: per riscoprire la bellezza di comunità fondate sull’amore e non sul rancore”.

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