Numerose sono le personalità del mondo ecclesiale che sono intervenute nelle diverse edizioni della Settimana della Comunicazione, portando il loro contributo nell’ambito di tavole rotonde e convegni sui temi proposti dal Papa nel corso degli anni. Alcuni sono stati con noi in più occasioni e ci fa piacere averli anche qui.

Roberta Vinerba

Suora francescana diocesana, docente di Teologia Morale sia dell’Istituto Teologico che dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Assisi (ISSRA), di cui è attualmente direttora, ricoprendo per la prima volta una posizione da sempre occupata da uomini. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni su temi di estrema attualità come la bioetica, nonché un’intensa attività nel campo della comunicazione radio-televisiva. Alla Settimana della Comunicazione 2014 ha presentato il suo libro “Nel grembo e nel cielo. La donna come spazio, deserto e speranza” (Edizioni Paoline).

«La donna è innanzi tutto spazio che accoglie, contiene e protegge, come ben dimostra l’esperienza della maternità, durante la quale essa sa fare posto a colui che è “altro” da sé, diventando “casa accogliente” per il nascituro. Questa sua predisposizione ricalca, in un certo senso, l’atteggiamento misericordioso di Dio, sempre pronto ad accogliere e confortare».

Francesco Cacucci

Vescovo di Bari – Bitonto dal 1999, dopo essersi occupato di formazione a vari livelli, inclusa la formazione permanente del clero, attualmente è presidente della Conferenza Episcopale Pugliese. Il 1° giugno del 2014, nella Cattedrale di Bari, ha presieduto la Celebrazione Eucaristica in occasione dei 100 anni di Fondazione della Società San Paolo.

«Il nostro tempo ha la necessità di ritrovarsi e riconciliarsi in una dimensione più umana, libera da materialismi, inutilità, sfiducie e fraintendimenti, capace di riscoprire il senso vero delle cose».

Luigi Ciotti

Sacerdote molto attivo nel sociale, è ispiratore e fondatore dapprima del Gruppo Abele, come aiuto ai tossicodipendenti e altre varie dipendenze, quindi dell’Associazione Libera contro i soprusi delle mafie in tutta Italia. Nel 2012 riceve dall’Associazione Cultura della Pace il Premio nazionale Nonviolenza e nel 2014 la sua terza laurea honoris causa, questa volta in Scienze delle Comunicazioni, dall’Università degli Studi di Milano. Nel 2017 e 2018, partecipa al Festival della Comunicazione, incontrando i giovani per confrontarsi su temi quali la comunicazione tra generazioni e le nuove forme di famiglia.

« La speranza ha bisogno di ognuno di noi ».

Maurizio Patriciello

Opinionista, parroco di Parco Verde di Caivano (NA), è voce senza paura di fronte all’apocalisse degli sversamenti illegali e della gestione corrotta dei rifiuti nella “Terra dei Fuochi” tra Napoli e Caserta. Nel 2017 e 2018, partecipa al Festival della Comunicazione, portando la sua testimonianza e la sua esperienza sui temi della solidarietà e dell’impegno sociale.

« Tutti tacciono, ma noi dobbiamo reagire. Quando ai fratelli viene tolto il diritto al respiro, noi dobbiamo alzare la voce. La salute e la dignità umana vengono prima di ogni altro interesse ».

Enzo Bianchi

Saggista italiano, monaco laico e fondatore della Comunità monastica di Bose a Magnano, della quale è stato anche priore dalla fondazione fino al gennaio 2017, è stato definito “genio della spiritualità, un faro del cristianesimo, un maestro di vita e di pensiero imprescindibile per tutti e infine un vero amico di chiunque”. Ha al suo attivo una vasta produzione libraria, conferenze, incontri e ritiri. Al Festival della Comunicazione 2016 – anno del Giubileo della Misericordia – ha tenuto nella Cattedrale di Arezzo, la conferenza Gesù racconta la misericordia di Dio.

« La misericordia di Dio è qualcosa di scandaloso, folle persino per la logica umana. Dio lo possiamo conoscere solo in un’esperienza passiva di misericordia, di amore e di riconciliazione, altrimenti diventa un idolo che ci fabbrichiamo su misura, il prodotto delle nostre proiezioni. L’inferno per l’uomo, per ognuno di noi, è non essere perdonati da nessuno».

Raniero Cantalamessa

Religioso dell’ordine dei Frati Minori Cappuccini, è Predicatore della Casa Pontificia dove, in Avvento e in Quaresima, detta ogni settimana una meditazione in presenza del Papa, dei cardinali, dei vescovi, dei prelati e dei superiori generali dei diversi ordini religiosi. Per più di vent’anni, ogni sabato sera ha tenuto su Rai Uno la rubrica Le ragioni della speranza in cui commentava il Vangelo della domenica. È autore di molte pubblicazioni di spiritualità. Nel 2010, in occasione della Settimana della Comunicazione, gli è stato assegnato il Premio Comunicazione e Cultura Paoline per il costante impegno pastorale esercitato nel mondo dei media, a servizio della Parola. 

« Amare Dio, più che un comandamento, è un privilegio, una concessione. Se un giorno lo scoprissimo, non cesseremmo di ringraziare Dio per il fatto che ci comanda di amarlo e non vorremmo far altro che coltivare questo amore. Esso è l’unico amore che non delude mai… Imparare ad amare Dio — e, con lui, il prossimo — significa aver trovato la fonte stessa della felicità ».

Mons. Dario Edoardo Viganò

Già Prefetto della Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede, dal 2004 al 2013 è stato Presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo – FedS e della Commissione Nazionale Valutazione Film della Conferenza Episcopale Italiana, e dal 2013 al 2015 Direttore del Centro Televisivo Vaticano – CTV. Ha promosso convegni e iniziative collegate alla Settimana della Comunicazione, tra le quali il Premio Comunicazione e Cultura Paoline, in collaborazione con la CEI, la Pontificia Università Lateranense e il Vicariato di Roma.

« In questo contesto di cultura digitale, la tecnologia è una cosa importante, ma non è né la prima né la più importante. Perché l’approccio alla comunicazione per gli uomini e le donne della Chiesa non può essere un approccio tecnocratico – tecnocentrico – ma, ancora una volta, antropologico: sono il cuore dell’uomo e il cuore della donna che devono essere ricolme del balsamo della grazia e della misericordia di Dio, perché anche in rete le persone – le comunità che si ritrovano in rete – possano scorgere parte di quel fascino che il Vangelo può portare »

Mons. Domenico Pompili

Attualmente Vescovo di Rieti, dal 2007 al 2015 è stato Direttore dell’Ufficio Nazionale per le Comunicazioni Sociali della Conferenza Episcopale Italiana. In questi anni ha presenziato in molti convegni e incontri della Settimana della Comunicazione, che ha sostenuto e incoraggiato con il suo patrocinio.

« Nelle diocesi italiane c’è stata una stagione dei pionieri, a inizio ‘900, in cui singole personalità si sono particolarmente distinte nel mondo della comunicazione, mi riferisco ai giornali. Penso che negli ultimi decenni, dopo che la Chiesa ha preso più consapevolezza dell’importanza del linguaggio oggi, dal Concilio Vaticano II in poi, sia iniziata la stagione di un impegno più sistematico con una presenza maggioritaria dei laici, che però non è ancora pervasivo. L’impegno futuro sarà di investire sulla competenza e la disponibilità dei laici, che possono su questo fronte della comunicazione aiutare la Chiesa a rendersi comprensibile anche a quelli che sono lontani… Essere presenti in rete come negli altri linguaggi, significa garantire alla Chiesa una rappresentazione che altrimenti verrebbe meno »